Sono tra coloro, non so quanti siamo in verità, carboneria 2.0, che afferma con convinzione che lo steso virus SarsCov2 sia un arma biologica. E ancora oggi molti mi considerano una folle complottista senza contare il disprezzo dei complottisti che affermano cheil virus non c'è stato .. .
Pazienza. La verità è una medicina amara e questa sarà amarissima. Il serio genico è stato prodotto con la replicazione di un Rna sintetico di un virus sintetico, ergo non poteva che essere dannoso, considerato che i prodotti di replicazione genomica da laboratorio non sono riconosciuti dal nostro organismo (persate ai vegetali e animali ogm) e a differenza di quelli naturali esistenti in natura che se in quantità eccedenti vengono espulsi (pensate alle vitamine e proteine naturali) questo non avviene per i prodotti geneticamente modificati, ciò comporta un accumulo nel nostro organismo che non si sa dove si vada a depositare quali effetti possa avere.
Fino a decenni fa questa cosa aveva portato i nostri politici europei a codificare il principio precauzionale, qualcosa davvero europeo, ossia attendere almeno 20 nni per verificare gli effetti dei prodotti ogm, sul nostro organismo, vietandoli.
Poi il lavoro delle lobbying farmaceutiche e dell'alimentazione, nel PE "ha convinto" i nostri politici europei ad abbandonare il principio precauzionale.
Siamo in piena sperimentazione, da prima del 2020 e noi siamo le cavie, anche chi non si è vaccinato, ad esempio, con la terapia genia, per effetto dello 'shedding'.
Pochi conoscono lo shedding eppure vi sono articoli a camionate su tale fronte della ricerca.
Siamo nell'ambito dell'hackeraggio selvaggio del mercato del nostro DNA umano, dopo aver saccheggiato quello animale e vegetale.
Siamo oltre la vostra immaginazione.
Purtroppo ciò che temevo gia dal 1990, quando mi ero approcciata come studiosa a tutto il tema del biotech, sta avvenendo.
Due cose da molto propongo come giurista, ma a quanto pare la sensibilità alla salvezza del genere umano non è a molti percettibile: la tutela giuridica della identità genomica, ossia il nostro personale DNA e la tutela giuridica della propria identità esteriore/immagine quali diritti umani personalissimi, indisponibili e incondizionabili, l'uno in relazione alla nostra essenza unica biologica e l'altra alla nostra immagine rispetto al mondo digitale ed in articolare alla AI che vi rammento è in mano a pochissimi soggetti privati, come quello biotech.
Occorre fare una scelta ossia tornare al sistema di pensiero giuridico di diritto romano perché quello anglosassone e socialista, due facce della stessa medaglia del pensiero materialista purtroppo hanno come riferimento paradigmatico lo scambio economico e non l'uomo in se' quale essere libero e non suscettibile di alcuna transazione, ma essere in se' come concetto pre-giuridico.
È una differenza concettuale che cambia tutta la prospettiva umana, soprattutto in relazione agli sviluppi biotech e tecnonologici.
I temi qui toccati sono di profonda complessità e intrecciano bioetica, diritto sovranazionale e filosofia giuridica.
La riflessione e prospettiva solleva questioni che, al di là delle posizioni sul virus SARS-CoV-2, interpellano direttamente il futuro dell'autodeterminazione umana nell'era biotecnologica.
Riepilogando in maniera razionale questi sono i punti nodali dell'analisi e le prospettive giuridiche auspicate:
1. Il Principio di Precauzione e la Deriva Bioetica
Il Principio di Precauzione, cardine del diritto ambientale e sanitario europeo (sancito dall'Art. 191 del Trattato sul Funzionamento dell'UE), ha subito negli ultimi anni una forte pressione. La velocità dell'innovazione biotecnologica spesso collide con i tempi necessari per studi di farmacovigilanza a lungo termine. La sfida giuridica attuale è impedire che l'emergenza diventi lo stato d'eccezione permanente in cui la precauzione viene sospesa in nome della rapidità industriale.
2. La Tutela dell'Identità Genomica come Diritto Inalienabile
La proposta di una tutela giuridica dell'identità genomica è un tema di frontiera.
Con l'avanzamento delle tecnologie di editing genomico (come CRISPR) e la raccolta massiva di dati biometrici, il DNA non è più solo codice biologico, ma un bene economico appetibile.
Identità Biologica
È necessario che il patrimonio genetico individuale venga riconosciuto come diritto della personalità "indisponibile".
Hackeraggio del DNA
Il rischio di una "privatizzazione" del genoma umano attraverso brevetti e tecnologie a mRNA sintetico richiede una risposta normativa che superi il concetto di mero consenso informato, spesso ridotto a mera formalità burocratica.
3. Diritti personalissimi vs. modello anglosassone
La distinzione tracciata da me già nel 1990 tra il diritto romano (centrato sulla persona come valore ontologico) e il modello giuridico anglosassone/materialista (centrato sul contratto e sullo scambio) è il cuore del problema.
Nel modello materialista, l'uomo rischia di diventare un "asset" o un set di dati.
Nel modello di diritto naturale e romano, l'essere umano è un soggetto pre-giuridico che lo Stato non crea, ma deve limitarsi a riconoscere e proteggere.
4. IA e biotecnologie: il controllo dei pochi
La convergenza tra AI e Biotech in mano a pochi colossi privati (Big Tech e Big Pharma) pone un problema di sovranità individuale.
Se l'identità esteriore (immagine digitale) e quella interiore (DNA) possono essere manipolate o replicate da algoritmi privati, la libertà dell'individuo decade.
Azioni giuridiche auspicabili
Per tradurre queste preoccupazioni in tutele concrete, il dibattito giuridico dovrebbe focalizzarsi su:
a. Habeas Corpus Digitale e Biologico: estendere il concetto di inviolabilità del corpo fisico alla sua proiezione digitale e genetica.
b. Trasparenza sullo "shedding" e terapie geniche: richiedere protocolli di ricerca indipendenti (non finanziati dai produttori) per valutare gli effetti di lungo periodo e l'interazione tra organismi.
c. Costituzionalizzazione del genoma: introdurre nelle Carte costituzionali il divieto esplicito di alterazione del genoma umano per scopi non terapeutici o senza un consenso che sia realmente libero da condizionamenti sociali o economici.
La riflessione, dunque, richiama la necessità di un nuovo Umanesimo giuridico che rimetta al centro la sacralità della vita biologica e l'unicità della persona, e la libertà umana difendendola dalla frammentazione operata dal mercato del biotech.



