Ieri ai miei studenti a lezione di economia leggendo i profitti realizzati dalle banche Unicredit e Banca Intesa con i dividendi distribuiti agli azionisti, e il carico fiscale invece sopportato dal lavoro e produzione, inteso quindi come economia reale, ho costruito una sorta di plastico della realtà: Rendita versus Lavoro, come era nel passato anche lontano. Una storia antichissima, ma da secoli dimenticata e manipolata.
In passato dopo Marx la lotta di classe da questi rappresentata, in maniera non corretta a mia opinione, perché molto parziale, era tra i capitalisti dell'impresa e i lavoratori, dimenticando la categoria della rendita ritenuta dai classici la vera categoria produttiva, agli albori della nascita dell'economia nel 700.
Ecco oggi più che mai ci troviamo di fronte a questa realtà ormai evidente: la vera lotta è tra economia umana ossia reale e la finanza e rendita. È sempre stato così, ma si sono inventati e hanno alimentato il conflitto e la lotta tra le classi della economia reale, ossia del lavoro e impresa, per distogliere l'attenzione dal vero nemico dell'uomo la finanza ossia la rendita finanziaria. È sempre stato così. Anche nel Medioevo e nel Rinascimento e nelle epoche antiche, chi aveva il denaro e l'oro aveva il vero potere di dirigere per i suoi interessi gli Stati ed interi popoli e l'economia reale, ossia dirigere le politiche economiche nazionali ai fini della esclusiva crescita del patrimonio finanziario e conservazione dunque del potere politico.
L'analisi economica, ad esempio, della situazione contemporanea dei numeri e ricchezza dello Stato italiano dimostra che questo Stato si regge sui tributi dell'economia reale (impresa e lavoro), una economia stagnante e in perenne crisi da molti anni e che proprio nei cicli economici di depressione e crisi risulta essere, invece, di segno positivo solo per la rendita finanziaria, le banche e finanza in generale.
I numeri lo dimostrano esaminando semplicemente anche solo gli ultimi 20 anni, laddove ad ogni crisi economica profonda corrisponde il periodo più fiorente della rendita finanziaria.
Basta leggere un pò di storia dell'economia e delle teorie economiche e di finanza pubblica che già dal 700 affermavano che il fluttuare ciclico dell'economia e le crisi in particolare che colpiscono la produzione ed il lavoro sono sostanzialmente se non esclusivamente endogene al sistema capitalistico, in sintesi la crisi dell'economia reale è fisiologica e non patologica come si pensa normalmente, al capitalismo anzi è funzionale al capitalismo e alla sua prosperità ed è scritto sui libri, a voler leggere bene.
Il capitalismo è solo finanziario. L'impresa come il lavoro dipendente appartengono ad una categoria diversa ossia quella generale del Lavoro. Il lavoro è applicazione dell'energia mentale, spirituale e manuale umana nella trasformazione della materia e produzione e creazione.
Semplicemente il vero capitalismo è sempre e solo stato finanziario e il suo massimo guadagno e i profitti possono essere conseguiti solo con la crisi e a scapito dell'economia reale.
La crisi dell'economia reale è il mezzo per attuare il trasferimento del denaro dall'economia reale a quella finanziaria. La finanza per ottenere profitti necessita della crisi dell'economia reale, ai fini del trasferimento del denaro creato con il lavoro e l'impresa al capitale. Ricordiamo tra l'altro che la moneta per l'economia reale, lavoro e impresa, è un mezzo per fare consumi personali o d'impresa o investimenti, per l'economia finanziaria è un fine.
La prima cosa da fare, dunque, è impedire alle banche a supporto dell'economia reale di svolgere attività finanziaria; la seconda cosa importante da realizzare è la tassazione superiore di valore a carico della finanza e rendita e riduzione dei tributi alle classi produttive del lavoro e impresa che operano nell'economia reale, per cominciare.
Anima



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