sabato 27 giugno 2026
LA GENESI DEL SANGUE
venerdì 26 giugno 2026
LIBERTÀ
LA GUERRA ASIMMETRICA AI CIVILI E ALLO STATO: PERCHÉ IL TERRORISMO INTERNO E L'IMMIGRAZIONE CLANDESTINA VANNO TRATTATI COME ATTO BELLICO
Il terrorismo e le aggressioni deliberate contro la popolazione inerme non sono semplici fenomeni di criminalità spicciola. Per loro stessa natura, questi atti presuppongono un sentimento ben più profondo e totalizzante: un odio radicale e universale. Non è un caso che le manifestazioni più frequenti di questo risentimento arrivino da frange della popolazione immigrata, incluse le seconde e terze generazioni, attraverso espressioni di aperto disprezzo verso il Paese ospitante e la sua comunità: " Italia di merda", "Italiani di merda"..
È un odio cieco, generalizzato e privo di distinzioni, che nasce da una profonda frustrazione sociale e si scarica su un intero popolo. In questa logica perversa, il bersaglio diventa collettivo: non si colpisce la singola persona per ciò che ha fatto, ma la si sacrifica in quanto simbolo e rappresentante del nemico da abbattere.
Siamo di fronte a una vera e propria strategia di guerriglia che prende di mira l'Italia e i suoi cittadini. Sotto il profilo della gravità, questa violenza sistematica contro i civili non si differenzia in alcun modo da un bombardamento aereo pianificato a tavolino; un'azione bellica talmente efferata da essere esplicitamente vietata dal diritto internazionale persino nei conflitti tra Stati.
È un errore di valutazione, oltre che una debolezza d'analisi, liquidare gli autori di questi attacchi come semplici "squilibrati" che agiscono d'impulso e senza motivo. Al contrario, questi soggetti sono animati da una lucida e feroce volontà di arrecare il massimo danno possibile alla Nazione.
Davanti a una minaccia di questa portata, la difesa della sicurezza nazionale non può più rientrare nei binari dell'ordine pubblico ordinario. È un compito che spetta all'esercito, il quale ha il dovere di trattare questi individui per ciò che sono realmente: nemici dello Stato, e non delinquenti comuni.
Davanti a una minaccia di questa portata, la difesa della sicurezza nazionale non può più rientrare nei binari dell'ordine pubblico ordinario. È un compito che spetta all'esercito, il quale ha il dovere di trattare questi individui per ciò che sono realmente: nemici dello Stato, e non delinquenti comuni.
La natura asimmetrica di questo conflitto – il fatto che la guerra sia mossa da singoli individui isolati anziché da potenze straniere – non ne muta la sostanza geopolitica e giuridica.
L'obiettivo ultimo resta invariato: colpire al cuore il Paese eliminando cittadini inermi per la sola colpa di essere italiani. In quest'ottica, la risposta delle istituzioni deve essere strutturale e intransigente.
Diventa non solo legittimo, ma necessario ipotizzare che questi immigrati clandestini manodopera mercenaria e coloro che agevolano la loro entrata (la supportano ideologicamente, economicamente e fattivamente, segnatamente ong straniere e italiane, legali e associazionismo di accoglienza e propaganda) attraverso il canale dell'immigrazione clandestina vengano deferiti ai tribunali militari e giudicati secondo i criteri della legge marziale.
Con un'aggravante che rende la loro posizione ancora più grave rispetto a quella dei soldati regolari: questi soggetti non obbediscono a ordini superiori, ma sono al tempo stesso gli esecutori e i mandanti della propria guerra ideologica.
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Il terrorismo è l'azione criminale, violenta e premeditata avente lo scopo di suscitare terrore nella popolazione. Rientrano nella definizione atti come attentati, omicidi, stragi, sequestri, sabotaggi, dirottamenti ed altri eventi che causino danno di collettività ad entità quali istituzioni statali, enti pubblici, governi, esponenti politici e pubblici, gruppi politici, etnici e religiosi.
«Gli atti criminali, inclusi quelli contro i civili, commessi con l'intento di causare la morte o lesioni personali gravi, o la presa di ostaggi, allo scopo di provocare uno stato di terrore nella popolazione in generale o in un gruppo di persone, intimidire una popolazione o costringere un governo o un'organizzazione internazionale a compiere o astenersi dal compiere qualsiasi atto».
Risoluzione n. 1566/2004 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite
Il terrorismo o gli atti che prendono di mira il popolo inerme per loro stessa natura presuppongono un profondo odio verso tutti. Il bersaglio sono tutti come popolo e come Paese. Non come singole persone, ma in quanto appartenenti al nemico.
___Il terrorismo è la famosa guerra non convenzionale e asimmetrica di cui sentite parlare tutti i giorni nei tg e talk. Ecco questo è il terrorismo che abbiamo visto a Modena. E il fatto che sia stato nominato come difensore l'avvocato di Hannoun ne conferma inequivocabilmente l'impronta ideologica e la rete a cui fa riferimento il terrorista che ha falcito con l'auto intenzionalmente 8 persone in centro il sabato pomeriggio nella zona pedonale.
___La guerra non convenzionale (UW, Unconventional Warfare) è una strategia militare volta a sovvertire o indebolire uno Stato sovrano dall'interno, evitando lo scontro frontale. Sfrutta tattiche come la guerriglia, il sabotaggio, la sovversione politica, la disinformazione e gli attacchi cibernetici, facendo leva su forze locali o attori non statali.
Questa tipologia di conflitto presenta caratteristiche e modalità operative specifiche:
- coinvolgimento di attori non statali: spesso non combattono eserciti regolari, ma insorti, milizie locali, lupi solitari o forze per operazioni speciali sostenute da potenze esterne.
- guerra ibrida e asimmetrica: si colloca in una "zona grigia" tra guerra e pace, dove la superiorità tecnologica o numerica viene aggirata puntando sulle vulnerabilità strutturali, sociali ed economiche del nemico.
- Obiettivo psicologico e politico: il fine ultimo non è erodere il consenso popolare, paralizzare le infrastrutture critiche e costringere la leadership avversaria alla capitolazione.
La guerra ai popoli europei
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